LE FAMIGLIE TRENTINE E LA CRISI
Analisi di una istituzione che cambia
Come risorsa per la comunità o come soggetto da sostenere? Allo stand anticrisi di piazza Duomo, nell'ultimo giorno del Festival, un efficace confronto con diversi interlocutori, per parlare delle famiglie trentine e della loro tenuta alla crisi.
Hanno sempre meno componenti, le famiglie trentine (la media e di poco più di due membri per nucleo familiare) e, con la crisi, talvolta faticano ad arrivare alla fine del mese, al punto che basta una spesa imprevista di 600 euro per mandare in tilt il bilancio mensile. Ma, al contempo, rappresentano una garanzia di stabilità di fronte alla crisi, su cui investire per costruire il futuro, un’opportunità di sviluppo fondamentale.
È proprio su questa cellula fondante della società che, negli ultimi mesi, si sono concentrate le azioni promosse dalla Provincia autonoma di Trento in funzione anticrisi: «Le azioni pubbliche riguardano diversi campi – ha chiarito Luciano Malfer, dirigente provinciale del Dipartimento delle politiche familiari e di sostegno alla natalità – tra i vari interventi possiamo ricordare il blocco delle tariffe di tutti i servizi per il 2009, la redistribuzione del sistema di tariffazione tenendo conto dei carichi per le famiglie numerose, il potenziamento dei voucher per l’acquisto di servizi di conciliazione rivolti ai minori da 0 a 14 anni. Azione, quest’ultima che ha permesso la crescita di oltre 100 organizzazioni che si occupano di 5.000 bambini nelle fasce non coperte dai servizi pubblici. Non va dimenticato il fondo famiglia, pari a 10 milioni di euro, le cui risorse sono orientate ad abbattere i costi per i servizi nido delle famiglie, ad aumentare il numero di queste strutture soprattutto nella valli e a migliorare l'assistenza al domicilio».
Un sostegno a tutto campo, non solo per i minori ma anche per gli adulti: «Altre misure contributive – ha aggiunto Luciano Malfer – riguardano i costi energetici e l’abbattimento degli oneri finanziari per i mutui a tasso variabile rivolti all’acquisto della prima casa».
Il Trentino, in sostanza, ha messo in campo risorse cospicue per la famiglia, ma restano ancora due punti di criticità: «Perché il sistema regga e possa proiettarsi nel futuro – sono state le parole di Franco Ianeselli, della Cgil del Trentino – vanno incentivate la natalità e l’occupazione femminile, quindi devono essere promosse delle politiche tariffarie precise per sostenere il lavoro femminile ed è necessario lavorare sui tempi di conciliazione casa – lavoro».
La famiglia ha bisogno di sostegno, ma vanno tenuti separati i concetti di politiche sociali e di politiche familiari, una distinzione che, in Italia, fatica a prendere piede: «Per questo è importantissimo parlare della famiglia come opportunità di risorsa e di sviluppo, anche economico – sono state le considerazioni di Paolo Rebecchi, presidente del Forum Trentino Famiglie – la famiglia è centrale per lo sviluppo del territorio e portatrice di valori indispensabili nella nostra società».
La conversazione, moderata da Daniele Bornancin, consigliere comunale del capoluogo, si è conclusa con un confronto fra Icef, lo strumento adottato in Trentino per valutare la capacità economica, patrimoniale e contributiva delle famiglie, e family card a vantaggio del primo.




