IMMIGRATI O BRITANNICI? QUESTO E’ IL PROBLEMA
L’Islam non è una religione e incapace di cambiamenti
Il grave attentato del 2005 ha bloccato l’integrazione dei musulmani nel Regno unito? Non secondo il professor Manning
Quanto hanno influito le bombe di Londra del 2005 sul peggioramento del positivo clima che l’Inghilterra e più in generale la società inglese era riuscita a creare trasformando il potere che deteneva con il Commonwealth nel riuscito melting pot di fine Novecento?
E’ sostanzialamente per rispondere a questa domanda – ma ha affrontato anche altre interessanti sfumature – che il professor Alan Manning ha intrattenuto il folto pubblico del rinascimentale Palazzo Geremia.
La lezione – introdotta da Roberta Carlini, giornalista, collaboratrice de L’Espresso e coordinatrice del sito www.sbilanciamoci.it – ha snocciolato un’enorme quantità di dati statistici e sociologici per radiografare la situazione di integrazione di numerosi gruppi di immigrati, sia di prima che di seconda generazione, non solo musulmani ma anche di altre religioni come gli indù o i sikh ed anche altre minoranze.
Ma non c’è ombra di dubbio che è sui musulmani che è concentrata l’attenzione: “Gli attentati sono stati un grandissimo shock perché i terroristi erano nati in Inghilterra. Ma emblematica in materia di identità è il ‘testamento’ di uno degli attentatori che ha detto: “I vostri governi democraticamente eletti perpretano atrocità contro il mio popolo e il vostro sostegno vi rende direttamente responsabili, così come lo sono io di aver protetto e vendicato le mie sorelle e i miei fratelli musulmani” ha spiegato l’economista.
Quattro sono gli ambiti indagati da Manning – che insegna Economia alla London School of Economics, è stato ricercatore al MIT e a Berkeley, oltre ad essere nel comitato editoriale di prestigiose riviste scientifiche – coi suoi studenti: identità, valori, comportamento, religiosità.
Sulla prima è emerso che i musulmani pensano di poter essere sia musulmani che britannici. I critici hanno sostenuto che questo non è merito loro ma della società inglese che sarebbe così aperta da non richiedere nessuno sforzo nell’adeguarvisi. Riguardo all’identità un passaggio fondamentale è che “per tutti i gruppi è l’essere trattati bene dagli altri che promuove un senso di identità e di appartenenza”.
Per quanto riguarda i valori i grafici evidenziano che c’è molta tolleranza da parte dei vari gruppi di immigrati, ma vige meno la concezione della libertà di parola. La fiducia nelle istituzioni è addirittura maggiore che nei britannici se pensiamo al sistema giudiziario o al governo, mentre è molto più bassa nei confronti dell’esercito, probabilmente a causa delle spedizioni militari nei paesi di origine di molti di loro.
I comportamenti sono stati analizzati su tre variabili: parità tra i sessi, omosessualità e matrimonio. Nel primo ambito l’accusa dice che il divario di scolarizzazione sarebbe maggiore per le comunità musulmane. Forse era vero ma sta cambiando rapidamente: il gap è in diminuzione tra i gruppi nati più recentemente sia per i nati nel Regno Unito che per i nati all’estero. C’è quindi un cambiamento che va nella direzione della parità tra i sessi. Difficile capire quanto viaggi veloce.
E’ vero inoltre che i musulmani sono socialmente più conservatori della popolazione bianca britannica, ma è anche vero che stanno diventando più simili in quasi tutte le variabili analizzate. C’è ostilità verso l’omosessualità? Sì, ma non tanto più di quanto ne potevano avere i nostri nonni.
Se analizziamo la religiosità sono molto pochi i cali: ciò significa che i cambiamenti comportamentali descritti sopra si verificano tra persone che continuano ad essere ferventi e praticanti.
Tutto bene allora? Non è proprio così. Gli aspetti negativi emersi dall’analisi dei dati sono che una piccola minoranza di musulmani sta adottando punti di vista estremi. Sono in pochi, ma ci sono. Un altro problema è che le opinioni dei britannici bianchi sugli immigrati sono spesso imprecise. Questi due gruppi si autoalimentano a vicenda: gli integralisti vogliono far credere di esser più numerosi di quanto non siano in realtà; dall’altra parte gli integralisti sono per molti non musulmani l’immagine generale dei musulmani.
Ma quali le conclusioni del professor Manning? L’approccio multiculturale della Gran Bretagna va considerato positivo riuscendo a far sentire gli immigrati parte del Paese. C’è però un segmento della popolazione – “il nativismo bianco” lo ha definito – che si sente trascurato e minacciato dalle altre culture.
“Io rimango ottimista per il futuro, i principi sanciti del 1966 sul melting pot possono essere utili, a patto di non riposare sugli allori” ha concluso.




