L'INTEGRAZIONE DEGLI STRANIERI? SEX IN THE UNIVERSITY!
Verdier: tra il rifiuto e la società multietnica, la terza via dell’identità multipla
Processi diversi di assimilazione delle minoranze hanno implicazioni diverse sull’accettazione da parte dell’opinione pubblica di politiche redistributive e di welfare. Là dove le identità sono più marcate, più difficile è la promozione di tali politiche, ma c’è un antidoto: il capitale sociale.
Tra le politiche anti immigrati e quelle che promuovono una società multietnica, entrambi difficili da attuare ed entrambe non prive di rischi, Thierry Verdier, professore di Economia alla Paris School of Economics, intervenuto al “Focus” su “Integrazione culturale, formazione dell’identità e sostegno politico al welfare state” ne individua una terza possibile: la promozione di un’identità multipla, originata dall’interazione delle diversità che oggi tendono a coagularsi in comunità, e identità, separate. E qual è il luogo dove tale identità multipla può più facilmente crearsi, riverberandosi poi all’intera società? E’ il luogo della cultura, dell’istruzione, dell’università, piuttosto che quello urbano. Verdier riassume il concetto con una battuta: “Più che sex in the city, meglio sex in the university”. E chi più di lui può testimoniarlo? Figlio di madre caraibica di pelle scura e padre francese, sposato ad una brasiliana, Verdier smonta subito chi gli chiede se l’elezione di un presidente nero in Usa possa aprire imprimere nuova velocità all’integrazione dei neri: “Obama un nero? In Usa basta avere una sola goccia di sangue nero per essere considerati tali, ma in Brasile, ad esempio, dove vi sono tre gruppi, bianco, nero e indio, è sufficiente che via sia anche una sola goccia di sangue bianco perché un nero venga considerato appunto un bianco. E Obama è figlio di madre bianca!”
Punto di partenza dell’analisi di Verdier è la considerazione, fatta propria da un economista e non già da un sociologo, è che alla luce delle tendenze dei flussi immigratori fra paesi, la diversità culturale, l’integrazione culturale e la formazione delle identità sono e saranno elementi centrali delle società moderne. Certo, la crisi economica globale rallenterà questo processo, ma questa è la tendenza. La domanda posta dall’economista francese riguarda le modalità con le quali processi diversi di assimilazione delle minoranze influenzano il grado di sostegno popolare alle politiche di redistribuzione ed al welfare state.
Posto che l’immigrazione verso l’Europa non si fermerà (anche se aumenterà più verso la Spagna che non verso l’Italia), si tratta di affrontare varie tensioni, economiche (concorrenza salariale e fiscale) e sociali (diversità culturali). Gli studi più recenti effettuati negli Usa sull’influenza che le diversità etniche hanno sulla distribuzione dei beni e servizi pubblici sembrano affermare che vi sia una influenza negativa: là dove c’è una maggiore miscela etnica, si tende a fare meno. Verdier individua però un antidoto: il capitale sociale, inteso come presenza di uno spirito di comunità. “Là dove c’è più capitale sociale, le persone sono più portate ad avere un maggiore senso di fiducia nelle persone in generale, un maggiore senso civico e impegno civico e ciò porta ad una maggiore capacità di controllo delle decisioni politiche. Anche i costi delle politiche sociali sono più bassi, e tutto ciò aiuta a selezionare politiche più efficienti ed efficaci. Se la gente si interessa al bene pubblico, è più facile che vi sia anche una maggiore efficienza della burocrazia e si riduce la corruzione, cosa che a sua volta porta ad un maggior grado di fiducia nelle istituzioni. Aumenta, insomma, la qualità del governo”.
La forza del capitale sociale, dunque, come “ponte tra i gruppi”. Un dibattito, ammette Verdier, che è molto influenzato dalla situazione americana, dove solo il 24 per cento dei cittadini afferma che è giusto “aiutare i poveri”, mentre in Europa tale percentuale è del 60 per cento.
Quanto influisce sulla formazione dell’identità la religione? “Sempre meno, le differenze religiose tendono a perdere peso ed a scomparire con il tempo. Così come l’identità tende a fare sempre meno riferimento all’appartenenza ad una classe sociale piuttosto che ad un’altra”. Considerazioni che non bastano però a Verdier per guardare al futuro con ottimismo. “La situazione è deprimente”. Né l’economista francese sa indicare (ma quanta cautela professano gli economisti al Festival!) quale sia la strada migliore da seguire: se le leggi sulla cittadinanza (voto, diritti e doveri per gli immigrati), di cui non sappiamo quale dinamica svilupperanno, oppure, al contrario, la negazione e il rifiuto, cosa che provoca la stigmatizzazione degli stranieri. Meglio dunque lasciar fare agli studenti: “Sex in the University!”




