URGENTE IL RINNOVAMENTO DELLA MACCHINA PUBBLICA
Presentata la ricerca Censis-Tsm, Trentino school of management
A Sociologia il presidente del Censis, Giuseppe De Rita e Paolo Prodi insieme a Mauro Marcantoni, coordinatore del volume “Da sovrano a sistema. La metamorfosi dello Stato”
“Senza cultura e senza senso civico non si va nessuna parte, occorre superare la rincorsa dei piccoli egoismi, in un tempo dove sono i sondaggi a decidere in quale direzione muoversi, mentre la politica è profezia e strategia”. Con queste parole Mauro Marcantoni ha concluso il suo intervento, nell’aula Kessler della facoltà di Sociologia, alla presentazione del volume Da sovrano a sistema. La metamorfosi dello Stato. Accanto al direttore generale di Tsm - Trentino school of management, c’erano Giuseppe De Rita, presidente Censis e Paolo Prodi, professore emerito dell’Università di Bologna che alla facoltà di Trento ha legato il suo nome. Entrambi hanno sottolineato l’importanza del testo e sui rispettivi versanti – quello statistico e quello storico – hanno offerto ponderate ed incisive riflessioni. Il volume, edito dalla Franco Angeli, è introdotto da una riflessione a firma congiunta di Giuseppe De Rita e Mauro Marcantoni e riporta i risultati di una ricerca Censis-Tsm coordinata dallo stesso Marcantoni e da Ester Dini (ricercatrice Censis).
Imprese soffocate da tasse e adempimenti burocratici, controversie legali interminabili, scarsa interattività online con gli uffici pubblici. Ancora: un quarto degli italiani ricorre alle raccomandazioni e persistono le inefficienze degli ingranaggi amministrativi: questa la tesi di fondo del libro. In una fase congiunturale dell’economia critica come quella attuale, il rinnovamento della macchina pubblica rappresenta dunque per l’Italia un’esigenza non più rinviabile. Già. Il recupero di competitività del Paese non può più prescindere dal miglioramento dell’efficienza dello Stato e dalla sua riorganizzazione. Il ripensamento profondo delle sue strutture organizzative richiede di prendere atto del mutamento «genetico» della stessa natura dello Stato e dei modi con cui vengono gestiti i rapporti con cittadini e imprese. Occorre andare oltre l’idea di uno «Stato sovrano», forte e centralizzato, che tutto prevede e tutto regola, verso l’idea di uno «Stato sistema», strutturato su logiche poliarchiche, in grado di cogliere e dare risposte tempestive ed efficaci alle domande che provengono dalla collettività. In questa nuova prospettiva i problemi da affrontare sono fondamentalmente due: ricomporre la frattura tra atti formali e riscontri oggettivi, tra dichiarazioni e risultati; contare su un sistema pubblico che punti realmente a maggiori livelli di efficienza, efficacia, economicità e attenzione al cittadino.
I numeri parlano chiaro, ha ricordato Marcantoni. L’Italia è, dopo la Grecia, il Paese Ocse dove è più costoso avviare un’impresa. Occorrono in media 5.681 dollari, contro i 1.960 della Germania, i 347 della Francia, i 318 degli Stati Uniti, i 285 del Regno Unito. Ma è anche il Paese in cui è meno conveniente fare impresa. Nel 2009 l’incidenza complessiva delle imposte e dei contributi è arrivata al 76,2% dei profitti, sopra Francia (66,3%), Stati Uniti (46,2%), Regno Unito (35,7%) e Irlanda (28,9%).
Non solo. Oltre a sopportare il più alto livello di tassazione tra i Paesi Ocse, ogni impresa italiana è costretta ad effettuare in un anno in media 15 pagamenti al fisco, cui vengono dedicate 360 giornate di lavoro: davvero troppe se confrontate con quelle necessarie in Spagna (298), Germania (196), Francia (132) e Regno Unito (105). Anche la richiesta di autorizzazioni per l’espletamento dell’attività imprenditoriale comporta un dispendio di risorse e di tempi. Per ottenere l’autorizzazione per costruire un capannone industriale, ad esempio, occorrono in media 257 giorni in Italia, 144 nel Regno Unito, 137 in Francia, 100 in Germania, 40 negli Stati Uniti. Ancora più oneroso è cimentarsi sui mercati globali. Il costo fisso per l’attività di export risulta in media superiore a quello sostenuto dalle imprese che operano in altre parti del mondo. E in caso di controversie l’Italia detiene anche il primato negativo della durata delle azioni di tutela dei contratti commerciali: 1.210 giorni (circa quattro anni) contro i 404 del Regno Unito, i 394 della Germania, i 331 della Francia e i 300 degli Stati Uniti.
Un altro passaggio importante della ricerca presentata oggi riguarda la comunicazione. Le imprese italiane presentano uno dei più alti livelli di utilizzo di Internet nel rapporto con la Pubblica Amministrazione (l’82% contro una media europea del 70%), più elevato che in Francia (73%), Regno Unito (64%), Spagna (64%) e Germania (56%). Ma gli uffici amministrativi sono ancora lontani dai livelli di interattività necessari per facilitare realmente gli adempimenti a carico delle aziende. I rapporti online con la PA si esauriscono nella richiesta di informazioni (il 74% delle imprese italiane contro una media europea del 63%) e nell’acquisizione di moduli (il 71% contro il 63% medio europeo), ma le aziende che hanno la possibilità di inviare i moduli direttamente online sono il 42% contro una media europea più alta (50%). Ancora meno sono quelle che utilizzano l’e-procurement (il 9%, in linea con la media europea).
Alla rottura del “circolo vizioso delle complicità” è dedicato un intero capitolo. Il processo di rinnovamento della macchina amministrativa – si afferma - deve anche scardinare le logiche collusive che si affermano nei rapporti tra amministrazioni, da un lato, e imprese e cittadini, dall’altro. Il caso delle raccomandazioni è un chiaro esempio di disfunzionalità. Secondo un’indagine del Censis, circa un quarto degli italiani si rivolge a un politico, ai diversi livelli istituzionali, per ottenere la soluzione di un problema. Al dato va certamente aggiunta la quota di quanti hanno preferito non rivelare tale comportamento. La motivazione più frequente (indicata dal 6,1%) è legata a una emergenza di salute, per evitare liste di attesa o ottenere un ricovero in ospedale. Seguono la richiesta di favori sul posto di lavoro (4,4%) e la richiesta di aiuto per trovare un lavoro per un figlio o parente (5,2%), per accelerare la pratica della pensione (3,5%), per iscrivere il figlio a scuola (3,2%) o per sveltire altre pratiche amministrative (3,2%). Se nelle grandi città il fenomeno appare più contenuto, nei centri più piccoli la conoscenza diretta di politici e funzionari favorisce le logiche clientelari: sale al 27,7% la percentuale di quanti si rivolgono ai politici per la richiesta di favori.




