L’ECONOMIA SOLIDALE TRENTINA SI INTERROGA SUL FUTURO
L’esperienza dei G.A.S brasiliani al Festival dell’Economia
Il momento è delicato, sostengono gli operatori di Trentino Arcobaleno. La crisi? Può darci una mano o il colpo di grazia finale.
La situazione non è delle migliori. Partita quattro anni fa sotto il migliore degli auspici l’ economia solidale trentina mostra i primi segni di stanchezza. A fronte di un interesse crescente dei consumatori, i produttori trentini mostrano invece difficoltà nel cooperare. Prendiamo l’esempio della “bio-cesta”. Una cassetta contentente verdure biologiche locali. L’iniziativa ha trovato riscontro tra le famiglie ma chi produce non fa rete, non sfrutta appieno la pubblicizzazione fornita dallo sportello dei promotori, non specifica se i vegetali contenuti siano tutti di origine propria.
Che fare dunque per attivare un sistema efficace? Se ne è discusso nell’appuntamento organizzato in piazza Fiera da Trentino Arcobaleno, realtà creata da un gruppo di volontari provenienti da varie espressioni dell’associazionismo trentino, dei gruppi d’acquisto solidale e dell’agricoltura biologica, molti dei quali con alle spalle una significativa esperienza nella Rete Lilliput.
L’importante è creare flussi, dichiara Euclides Mance, docente di Filosofia e consulente del Governo brasiliano per le tematiche legate allo sviluppo locale e al programma “Fame Zero”.
Senza questo non si può ottenere una vera e propria collaborazione tra gli addetti al settore. Dobbiamo generare uno scambio di informazioni, di comunicazione. Sfruttare fino in fondo gli strumenti tecnologici a disposizione, realizzare siti internet che mostrino dove sono allocati geograficamente i produttori; le materie prime delle quali si servono; i loro bisogni .
Sul fronte italiano la situazione non è del tutto omogenea. Ogni realtà territoriale presenta luci ed ombre. Una ventina i progetti di distretto attualmente in essere. Tre, invece, gli elementi di forza: i G.A.S. (gruppi di acquisto solidale); la dimensione territoriale come dimensione di riferimento; ed infine una relazione sociale come collante per la formulazione di progetti.
Anche a livello nazionale, come in Trentino, la difficoltà è la stessa: la capacità di gestire e mantenere proficue relazioni di rete. E’ una competenza che non esiste nelle altre esperienze tradizionali, spiega Davide Biolghini del Tavolo rete economica solidale nazionale.
L’aspetto su cui puntare dovrebbe essere quello di formare chi gestisce le reti. Queste ultime infatti non sono aggregazioni spontanee. Ci sono i “ponti sociali”, chi garantisce cioè le reti tra i vari nodi. Da non dimenticare poi la necessità di avere una mentalità aperta. Solo avendo una visione a trecentosessanta gradi si potrà sopravvivere.




