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LA FINANZA È NECESSARIA, SALVIAMO LA FINANZA

31/05/2009

La “Visione” di Luigi Zingales: “La sua colpa? Troppo potere politico”

Non c’è responsabilità legale, bensì morale, politica e ideologica
La responsabilità della finanza nella crisi? Quella di aver acquisito troppo potere politico. Ma ora dobbiamo salvarla, perché è necessaria allo sviluppo. Questa la linea difensiva che l’”avvocato” Zingales sosterrà domani al processo del Festival contro la finanza.



“La rabbia nei confronti della finanza? Sacrosanta, ma non va usata per bloccare lo sviluppo della finanza, perché ciò vorrebbe dire bloccare l’economia per i prossimi trent’anni. Usiamola piuttosto per approvare riforme che limitino il potere politico di Wall Street, rendendo il sistema finanziario più competitivo ed efficiente”. La conclusione di Luigi Zingales, docente di Economia all’Università di Chicago, autore di “Salvare il capitalismo dai capitalisti”, Einaudi 2008, un premio quale “miglior economista”, arriva al termine di trenta, “tiratissimi” minuti di una lezione che ha anticipato al Castello del Buonconsiglio la linea difensiva che Zingales, “avvocato” al Processo alla finanza, terrà domani in Sala Depero. Una difesa che muove dalla seguente considerazione: per crescere, il mondo ha bisogno della finanza, di una finanza sempre più sofisticata ma – e qui sta il punto – privata del suo potere politico.
Gli ultimi trent’anni – ha spiegato Zingales – sono stati eccezionali, il periodo in cui è stata creata la maggior quantità di ricchezza nella storia dell’umanità: il Pil mondiale è raddoppiato, si è dimezzata la percentuale di persone al mondo che vive con meno di 2 dollari al giorno, impetuoso è stato lo sviluppo nei paesi emergenti (in Cina il reddito pro capite è quasi decuplicato). E la finanza ha giocato un ruolo fondamentale, identificando opportunità di investimento e riallocando il capitale tra i vari paesi. Senza la finanza non vi sarebbe nemmeno internet né, oggi, le imprese innovative che ricercano nuovi farmaci e nuove metodiche diagnostiche per combattere il cancro.
Come convincere la gente che esiste un nesso di causalità tra finanza e sviluppo economico? Zingales chiama in causa proprio la crisi attuale che, paralizzando il sistema finanziario, ha dimostrato l’effetto devastante che un cattivo funzionamento del sistema finanziario ha sull’economia. Nell’agosto 2008 le previsioni FMI davano l’economia mondiale in forte crescita (+ 3,8 %), oggi le previsioni sono dello 0,1 %, cosa che corrisponde a un enorme ammontare (3 trilioni di dollari) di ricchezza non creata, senza contare gli effetti di lungo periodo.
Non solo la finanza è importante per la crescita – sostiene Zingales – ma una finanza sofisticata è tanto più importante quanto più sviluppato è un paese. Nei momenti di forte cambiamento tecnologico, la finanza ha un ruolo importante nel trasferire risorse dalle vecchie alle nuove imprese. Che cosa, allora, è andato storto? E’ accaduto che la quantità di reddito appropriata dal sistema finanziario a partire dagli anni ’80 ha ecceduto qualsiasi ragionevole relazione con il possibile contributo economico di questo settore. Che i finanzieri guadagnassero troppo, poi, lo dicono ora anche gli stessi economisti finanziari della N.Y.University, non solo i giornali di sinistra. “Difficile giustificare quanto hanno guadagnato”. La finanza non ha dunque alcuna responsabilità? Come no! Zingales definisce “ingrato” il compito affidatogli dal Festival di difenderla, ma subito si dice sollevato dal fatto che l’accusa si limita a cercare una responsabilità legale, che egli afferma invece non esservi. C’è invece - e qui l’economista si trasforma nel più lucido accusatore – una responsabilità morale, politica ed ideologica.
L’avete mai sentita la parabola degli autonoleggiatori che affittano le Ferrari ai neopatentati? Eccola. Immaginate un Paese in cui non esistono limiti di velocità e dove il governo ama i giovani e il loro desiderio di libertà al punto da offrire agli autonoleggiatori un rimborso integrale in caso di incidenti, imponendo addirittura una percentuale minima di noleggi a favore di giovani. Tanti incidenti, di chi la colpa? Degli autonoleggiatori che, motivati dal profitto, affittano le Ferrari che poi vanno a schiantarsi? Oppure del governo che non ha imposto i limiti di velocità e che, ripagando i danni degli incidenti, ha eliminato gli incentivi ad affittare le macchine solo a persone affidabili? Risposta scontata: la colpa è del governo. L’industria dell’autonoleggio è solo, indirettamente, responsabile per aver fatto pressioni politiche per non avere limiti di velocità ed essere sussidiata. “La colpa principale – spiega Zingales ad un affascinato pubblico che non perde una sua parola – è dunque del potere politico che si è fatto influenzare. E’ normale che un giovane chieda troppa libertà ai genitori, se la riceve non è colpa sua ma dei genitori. Lo stesso vale in politica, e se è normale, e pure salutare, che esistano pressioni dai vari gruppi di interesse, molto meno normale e salutare è che il potere politico venga completamente catturato da uno di questi gruppi di interessi. L’avrete capito: l’autonoleggio è l’industria finanziaria, la mancanza di limiti di velocità è l’insufficienza sui limiti di assunzione di rischio, il sussidio in caso di incidenti è la politica di salvataggio operata dal governo americano, le quote per i giovani sono le quote dei mutui subprime ai meno abbienti richiesti dal Congresso a Fannie and Freddie.
La responsabilità morale della finanza. E’ la stessa – per rispondere a quel banchiere americano che ha descritto la crisi  come “il mondo si è ubriacato e noi eravamo i baristi” - che si può imputare ad un barista che vende alcol ad un ubriaco che cerca di rimanere sobrio. Un’accortezza – sentenzia Zingales – che la finanza non ha avuto.
La responsabilità politica della finanza? Quella di aver esercitato (e ancora continua a farlo) una pesante azione di lobbying per eliminare vincoli sul capitale delle banche, il mark-to-mark (l’indicatore di velocità sui veicoli), che i derivati fossero scambiati in una borsa regolamentata e qualsiasi forma di regolamentazione.
La responsabilità ideologica della finanza? Molti fisici nucleari avevano messo in guardia dai rischi dell’atomica, gli economisti finanziari non hanno fatto altrettanto con i rischi degli strumenti da loro inventati. Perché hanno sottovalutato i pericoli, o perché troppo preoccupati delle possibili restrizioni, o perché troppo innamorati di quegli stessi strumenti, o ancora semplicemente perché così ci guadagnavano.
Ma la colpa principale della finanza è di aver acquisito troppo potere politico. Come ha fatto? Con le grosse fusioni e concentrazioni, finanziando la politica, e occupando i posti chiave. “Troppo potere per il loro stesso bene”.
Ora – dice Zingales – bisogna salvare la finanza da Wall Street, perché l’industria finanziaria è essenziale allo sviluppo del paese, di tutti i paesi. E lo si può fare indirizzando sulla strada giusta il diffuso sentimento anti Wall Street. “Ci troviamo davanti a un bivio – questa la conclusione di Zingales - : da un lato l’arroccamento, l’uso della rabbia popolare per iniziative simboliche ma senza conseguenze reali; dall’altro l’uso di questa stessa rivolta per ridurre il potere di lobby di Wall Street e introdurre riforme vere per far funzionare meglio il mercato. Riforme che portino a ridurre il rischio sistemico (spostando i derivati in Borsa, ponendo nuove regole sul capitale per le istituzioni finanziarie), ad una maggiore trasparenza, ad una riduzione del potere del sistema finanziario (separando le reti di vendita e i fondi di gestione, dando agli azionisti il potere di nominare i consiglieri di amministrazione), che favoriscano infine la competizione.