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I conflitti di identità dei popoli nella Storia

31/05/2009

L’IDENTITÀ DI UN POPOLO NON ESISTE A PRIORI. SPESSO NELLA STORIA  IL NOME DI UNO POPOLO NASCE COME PRETESTO PER  CONQUISTARE NUOVI TERRITORI. PER GLI STORICI LE IDENTITÀ DEI POPOLI SONO STATE  MANIPOLATE O INVENTATE PER INTERESSI POLITICI


Il professore Alessandro Barbero ha parlato di etnogenesi ovvero di quella branca della  ricerca storica che studia la nascita e la formazione di nuove etnie destinate comunque a ridisegnarsi in futuro a causa degli  inevitabili flussi di popolazioni
   
Alessandro Barbero,uno dei maggiori storici italiani,  insegna Storia Medievale a Vercelli presso l'Università del Piemonte Orientale. Barbero è anche scrittore. Ha pubblicato romanzi e molti saggi di storia medievale. Con il suo romanzo d’esordio "Bella vita e guerre altrui di mr. Pyle, gentiluomo" ha vinto il Premio Strega nel 1996. Collabora all’inserto culturale del Sole 24 ore. Introdotto da Dino Messina, giornalista del Corriere della Sera stasera al Teatro Sociale ha portato una nuova ventata culturale illustrando il punto di vista degli storici sul tema dell’Identità.
Le identità di molti popoli sono inventate o manipolate, questo dicono gli storici, per interessi politici. I conflitti dell’umanità si possono riassumere essenzialmente nel contrasto tra due polarità:  grandi stati multietnici, da una parte, e stati nazionali dall’altra. Questa dicotomia è persistita fino ai nostri giorni e  non si sa quale delle due dimensioni avrà la prevalenza. Barbero ha voluto focalizzare il suo intervento sul concetto di identità etnica partendo dai risultati delle ricerche di antropologi che hanno riscontrato che tutti i nomi dei popoli primitivi dall’America, all’Africa, all’Australia nelle rispettive lingue  hanno lo stesso significato:  “Uomini”. Questa la prima barriera innata tra un popolo e l’altro. Ognuno si arroga fin dalla Preistoria il diritto di essere l’”’autentico”genere umano, mentre  gli altri sono “esseri inferiori”. L’esempio più eclatante sarà la contrapposizione tra Greci e Barbari. Su questa contrapposizione i Greci costruiscono la loro identità.  All’opposto troviamo la tendenza a creare imperi sopranazionali, dove etnie diverse si sentono di appartenere ad un’identità più ampia. Esempio di questo è il mondo romano. I Romani vincono i Greci, ma decidono di adottare la loro civiltà, riconoscendo la  sua  superiorità. I Greci diventano loro partner non loro schiavi. Roma è una città universale e per questo il Cristianesimo nel tardo impero vi si radica. La fede cristiana è universale. I Romani riescono a riunire i popoli sconfitti dandogli lo status di cittadini romani e li rendono così parte di un unico popolo. Essere romani è anche una scelta politica: significa condividere un insieme di valori e un’autorità politica condivisa. Essere greco o barbaro è una differenza dei corpi, non delle anime. L’etnogenesi ha rilevato come ad esempio le tribù germaniche si sono date un nome solo nel momento in cui dovevano invadere nuovi territori. Il professo Barbero parla  di Longobardi e Alemanni definendoli  etnie non meglio identificate ma  unificate da un nome solo quando capiscono che più grandi e più forti avrebbero conquistato l’Impero Romano. Alemanni significa “tutti gli uomini” (alle Menschen). Sono slogan, in definitiva, che offrono una nuova identità. C’è bisogno di un’identità per conservare il potere e si arriva al paradosso che Cassiodoro, storiografo romano, scriverà la storia dei Goti per dimostrare che anche loro avevano un passato glorioso come i Romani. Un popolo mai esistito si improvvisa tale per via di un’espansione politica militare.  Come gli Unni, nati da bande di pastori asiatici al quale si aggregavano altre tribù nel tempo. Attila è un nome goto non Unno. Quando l’espansione finisce e non c’è più il nemico il popolo svanisce. Perché il progetto politico è finito. L’etnogenesi studia la formazione dell’identità dei popoli. Identità e conflitto di identità si verificano soprattutto nell’800. Il Giappone come del resto l’Impero Ottomano sono esempi di civiltà che fino a quel tempo avevano rifiutato ogni  contatto con l’Occidente. Decidono di farlo per non perdere la loro identità nel timore di essere sottomessi. Capiscono che per essere riconosciuti pari ai “Bianchi” devono adottare una serie di riforme simili alle loro: dal sistema scolastico obbligatorio a quello militare,  al codice civile e penale. Le potenze occidentali, però, sabotano i tentativi di creare un identità sopranazionale, perché vogliono spartirsi l’impero Ottomano. Ogni paese occidentale protegge un etnia: i Russi gli Armeni, i Francesi invece i Libanesi. Da questa vicenda nascono i conflitti che affliggono ancora il nostro mondo attuale. Cominciano  da qui,  dal nazionalismo imposto dagli occidentali,  i conflitti etnici tra  turchi  e armeni. Da questo contrasto non è escluso neanche  l’impero Asburgico, che non riesce a tenere insieme tutti i popoli, dopo essersi sforzato invano di costruire uno stato unico Esempi dello scontro tra le due  tendenze, nazionale e sopranazionale, sono i conflitti etnici della Russia e dell’ex Jugoslavia dove le identità etniche prevalgono sugli sforzi politici unificatori. “Siamo al punto finale di un’evoluzione storica che ha visto imporsi i sentimenti nazionalisti” conclude il professor Barbero “ma non è dato sapere cosa succederà”. Gli Stati Uniti sono l’unico paese che oggi sfugge a quella camicia di forza che è l’identità nazionale perchè vi vivono etnie diverse. Ragione non irrilevante del suo successo. Sarà l’Europa in grado di fare lo stesso?