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ALLA RICERCA DELLE CAUSE DELLA CRISI

31/05/2009

Il pettine delle regole secondo Marco Onado

Tra citazioni cinematografiche e letterarie, in stile semplice ed apprezzabile anche dai non addetto ai lavori, l’economista presenta il suo ultimo libro


La ricerca delle responsabilità che hanno portato alla crisi economica è il tema dell’ultimo libro di Marco Onado, economista ed editorialista del Sole 24 Ore: un’analisi approfondita e consapevole, raccontata con penna leggera, come Oscar Wilde suggerisce di fare per le situazioni più gravi.
Onado, in “I nodi al pettine”, non mette sotto accusa né il mercato né il capitalismo, poichè a detta dello stesso autore “una demonizzazione della finanza in generale non giova”. Riassume invece, in una citazione finale, il significato del titolo affermando che “le regole sono il pettine che ancora manca”: a filtrare i nodi della crisi, dovrebbero essere, infatti, le regole del Parlamento e le prassi di controllo delle autorità. Purtroppo secondo Salvatore Rossi, direttore dell’Area Ricerca economica e relazioni internazionali della Banca d’Italia, il “pettine” americano è piuttosto malandato, mentre quello italiano non è del tutto da buttare. Continuando nella stessa metafora, Rossi conviene sul fatto che in ogni caso il pettine non possa essere una barriera stagna, che paralizzerebbe il mercato, ma soltanto uno strumento per fermare le patologie di sistema più rilevanti.
In questa ricerca delle responsabilità, un altro tasto scottante è stato toccato dalla moderatrice Atonia Mastrobuoni, giornalista de “Il Riformista”: il ruolo dell’informazione. Sull’argomento, il giornalista Giancarlo Santalmassi ha confermato senza dubbi alcune responsabilità da parte della stampa, poiché già da una decina di anni alcuni studiosi avevano iniziato e prevedere un collasso finanziario di ingenti dimensioni. Un’altra seria questione però, sempre secondo Santalmassi, riguarda la disponibilità di informazioni, distribuita in modo totalmente impari tra chi vende il prodotto bancario e chi lo acquista.
Rispondendo alla stessa domanda, anche Massimo Gaggi, inviato del Corriere della Sera a New York, imputa una certa responsabilità agli organi di comunicazione di massa, ma allo stesso tempo la giustifica  con difficoltà oggettive dovute ad un periodo in cui “era difficile dissentire”. Ancora, sottolinea che i giornalisti sono stati comunque i primi ad attirare l’attenzione del mondo sulla crisi finanziaria, sentendosi talvolta accusati di allarmismo e presi poco in considerazione. Ad avere una maggiore responsabilità sono senza dubbio le autorità politiche ed i regolatori. Una cosa per Gaggi è certa, che il 15 settembre 2008 (giorno del collasso di Lehman Brothers) può essere paragonato all’11 settembre 2001, data a partire dalla quale niente sarà più uguale.
L’ultima riflessione del vivace dibattito riguarda, quindi, la dimensione delle banche. Se sono troppo grandi, infatti, potrebbero sentirsi legittimate all’”azzardo” per il solo fatto di non subire la minaccia del fallimento. A ciò, secondo Rossi, non è ancora stata trovata una soluzione.
In conclusione, quindi, per l’autore Marco Onada, non è cosa semplice costruire un pettine delle regole che sciolga i nodi della crisi, ma un auspicio per il futuro.




















 

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