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DALLA CRISI MIGLIORI RAPPORTI SOCIALI E PIÙ UGUAGLIANZA

31/05/2009

Fabrizio Galimberti: “Gli economisti non potevano prevedere ma sono stati negligenti”

“Colpevoli sono i regolatori, non gli economisti: le crisi si creano perché non sono prevedibili, ma c’è stata negligenza nel non capire le implicazioni. Presto per dire se la deliberata passività del governo italiano sia una scelta saggia. Siamo usciti dalla camera di rianimazione, ma occorre che il paziente abbia voglia di vivere. La fiducia? La gente crede a leader credibili, servirebbero molti Obama nel mondo”. Così Fabrizio Galimberti all’Incontro con l’autore dopo l’uscita del suo ultimo libro “Sos economia, ovvero la crisi spiegata ai comuni mortali”.



No, Fabrizio Galimberti, editorialista del Sole 24 Ore, uno dei più autorevoli giornalisti economici italiani ed autore di libri quali “Economia e pazzia” (2008), “L’economia spiegata a un figlio” (2008) e l’appena uscito “SOS economia, la crisi spiegata ai comuni mortali” (2009, Laterza) non è d’accordo con i primi due dispositivi della sentenza del Tribunale della crisi che ha condannato gli economisti “per non aver previsto la crisi, pur essendo la stessa prevedibile”, assolvendoli invece dall’accusa di non aver previsto le conseguenze degli shock sull’economia mondiale. Non è d’accordo perché “le crisi ci sono in quanto non prevedibili, se lo fossero non ci sarebbero” (le crisi non sono infatti – come scrive nel suo ultimo libro – come le tonsille, che si possono togliere evitando così per sempre le tonsilliti: sono piuttosto parte del ciclo respiratorio dell’economia, che inspira l’ossigeno dell’espansione e poi butta fuori l’anidride carbonica accumulata nella fase della crescita), e perché, rispetto alla seconda accusa, pur non credendo alla teoria del complotto, è convinto che “c’è stata negligenza nel capire le possibili implicazioni che la crisi avrebbe avuto”. Colpevoli, semmai, sono i “regolatori” e “la sfrenata ingegneria finanziaria” che ha generato, partendo dagli Usa, la crisi globale alla quale stiamo assistendo. Il peccato originale va cercato nella filosofia che ha sempre accreditato le virtù autoregolatorie del mercato.
Molti si stanno chiedendo se le manovre antirecessive messe in campo dai governi avranno un effetto positivo, paventando rischi e contraccolpi delle exit strategy, in primis il rischio inflativo dato dall’eccesso di moneta in circolazione. “Quando la casa brucia – ha affermato Galimberti all’incontro coordinato da Laura Strada, ospitato nella Biblioteca comunale – la prima cosa da fare è spegnere l’incendio, penseremo poi ai danni provocati dall’acqua utilizzata dai pompieri”. Ma allora, di fronte a Cipolletta che parla di “ottimismo di regime” e al governatore della Banca d’Italia che invita a dare speranza alla gente, dobbiamo essere ottimisti o pessimisti?  “Siamo usciti dalla camera di rianimazione – la risposta di Galimberti – il pronto soccorso ha operato bene, grazie a bravi medici, ma occorre che il paziente non voglia morire, insomma che i privati chiedano soldi per spenderli e non per metterli sotto il materasso”. Torna la questione della fiducia, ma oggi chi può far risalire il termometro della fiducia? “Berlusconi non è il Roosevelt delle leggendarie chiacchierate al caminetto, si può dire alla gente che deve essere ottimista ma lo si deve fare in modo credibile. Oggi in Europa, non solo in Italia, mancano leader capaci di far sognare e il governatore Draghi non è un trascinatore di folle. Forse solo Obama oggi gode di stima e capacità oratoria, ci vorrebbero altri Obama nel mondo”.
Il governo italiano, a differenza di altri Paesi, non ha sposato la linea interventista ed ha deciso di spendere poco o nulla sulla crisi, giustificando tale scelta con il pesante vincolo del debito di bilancio. “Ma il deficit pubblico – afferma Galimberti – non è necessariamente una cosa cattiva, la storia ci insegna che esso è sempre stato corretto da successive fasi di crescita, è lo stimolo alla crescita la migliore garanzia per uscire dalla crisi. Il governo italiano ha adottato alcune misure espansive ma queste sono state compensate da risparmi, per cui non si è creato alcun effetto positivo. Rifiutando le posizioni avventuriste si è preferito non far nulla, ma è troppo presto però per dire se questa sia una scelta saggia. Grave è comunque che non si sia voluto aumentare la spesa per infrastrutture. Rispetto la deliberata passività del governo ma Tremonti dice una sciocchezza quando, di fronte ad una crisi che si afferma essere dovuta ad un debito troppo elevato, rifiuta di utilizzare questa leva: è proprio quando manca la spesa privata che deve attivarsi la spesa pubblica”.
Galimberti ha risposto ad alcune delle molte domande a lui rivolte dal pubblico. La riforma delle pensioni, ad esempio. “Penso che in Italia si riuscirà ad elevare l’età pensionabile e ad equipararla tra uomini e donne, è una questione di buon senso oltre che di elementare giustizia, facile da spiegare e che si imporrà per forza di cose”.
Sarà salutare questa crisi? “Certo, la crisi sta portando devastazioni ovunque ma genera anche salutari ristrutturazioni, vedi il settore dell’auto, e stimola le imprese ad inventarsi cose nuove. Dal punto di vista sociale e politico, poi, si sta affermando un rifiuto generalizzato verso le disparità di reddito e ciò porterà ad un miglioramento dei rapporti sociali e ad una migliore disuguaglianza. Un giorno potremo dire che questa crisi ci ha portato cose buone”.









 

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